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Sixteen, fifteen

Scheda tecnica
Durata 9':59"
Anno di produzione 2014
Colore, Mini DV
Regia: Raffaella Rose
Montaggio: Angelo Liberatoscioli
Consulenza musicale Vincenzo Patruno
Musiche: Radicanto
Licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported
Vincitore del Premio Memorie Migranti 2014 nella categoria Master
Presentato dalla trasmissione Community - Rai Italia -

Sinossi
Un dialogo serrato tra passate e recenti esperienze di migrazione in Australia: diverse modalità, diversi background, diverse aspettative. L'Australia percepita come "esotico altrove", terra di avventura, ma soprattutto di opportunità, paese più giusto e felice di quello lasciato. Dopo quasi mezzo secolo dall'ultima ondata migratoria, gli antipodi australiani, tornano così ad essere il luogo in cui poter dare forma al proprio futuro.
Le interviste sono state realizzate nel dicembre 2014 a Sydney, Perth e Fremantle

 

 


Guardane una e guardale tutte
Ovvero, dalla transumanza alla globalizzazione

Scheda tecnica
Durata 20'
Anno di produzione 2011
Colore, Mini DV
Regia: Raffaella Rose
Montaggio: Gianluigi Bartolini
Musiche:
Compagnia Aquilana di Canto Popolare
Edmondo Panei
Licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported.
Selezionato alla III edizione del festival Scanno Natura Doc – Effetto uomo 2011


Look at one of them, look at all of them (from the transhumance to the globalization)
Versione sottotitolata in inglese (Anno 2013)
Selezionato nella sezione competitiva AbruzzoDoc del Festival del Documentario d'Abruzzo 2014 Premio Internazionale Emilio Lopez

Sinossi
I racconti di alcuni degli ultimi pastori dei versanti sud-ovest del Monte Magnola, Monte Velino, Montagne della Duchessa, al confine tra Lazio ed Abruzzo, consentono di cogliere una realtà lontana dagli stereotipi a cui solitamente è associato il mondo pastorale.
Dalle loro narrazioni emerge una realtà che ha saputo attraversare ed adattarsi ai grandi cambiamenti socio economici che hanno modificato attività pastorale, vita sociale e paesaggi: dalla transumanza, prima a piedi e poi in treno verso l’Agro romano, all’emigrazione per un lavoro in fabbrica negli anni ‘60, dallo spopolamento dei borghi rurali, alla globalizzazione con i tosatori neozelandesi ed i pastori salariati slavi, passando per gli ultimi due pastori “resistenti” nell’alpeggio estivo.
Riuscirà questa civiltà, in passato così resiliente, ad attraversare la crisi sistemica di questo inizio secolo e a trovare nuovi spazi e nuovi ruoli?
Sullo sfondo, ma vero pilastro di questo mondo apparentemente di soli uomini, la figura femminile.
Le interviste sono state realizzate tra il 2009 e il 2011

 

 

Luigi, the enemy alien

Luigi, the enemy alien

Durata 15' Betacam e DVCAM
Regia: Raffaella Rose
Montaggio: Gianluigi Bartolini,
Musiche Originali: Radicanto
Traduzione per la versione inglese: Carolyn Bremner e Mauro Malacarne

Anno 2010
Vincitore del Premio Memorie Migranti 2010 nella categoria Master

Sinossi
Rara ed esclusiva testimonianza di un ex deportato nei campi di prigionia australiani durante la seconda guerra mondiale.
Luigi Camporeale, emigrato in Australia nel 1931, all’età di 11 anni, con ironia e chiarezza ripercorre 50 anni di storia dell’emigrazione italiana: la partenza da Molfetta, il viaggio in piroscafo, il lavoro di pescatore d’aragoste, la grande depressione, la guerra e in particolare gli anni dell’internamento, infine, il grande contributo dato dagli italiani alla trasformazione dell’Australia in grande potenza industriale.

“Difatti tra il 1939 ed il 1942 era molto diffusa tra gli australiani la paura che gli italoaustraliani potessero costituire una quinta colonna nemica e quindi un pericolo per la sicurezza del paese. Gli italoaustraliani, unitamente ai tedeschi, i cittadini di paesi filoasse, alcuni australiani iscritti al partito comunista e al movimento nazionalista di destra Australia First e, dopo i fatti di Pearl Harbour, i giapponesi, furono denominati enemy aliens (nemici alieni) dalle autorità e sottoposti a controlli e divieti. Fu proibito loro di comprare o prendere in affitto terreni, di ottenere prestiti bancari, di viaggiare. Vennero sequestrati lampadine a pile, radio, macchine fotografiche, camion, trattori e imbarcazioni, in certi casi anche beni immobili. Nelle zone ritenute più a rischio gli enemy aliens furono tenuti a presentasi settimanalmente al locale posto di polizia. Secondi i provvedimenti del National security act del 1939-1940 il governo federale aveva il potere di rinchiudere nei campi di internamento chiunque venisse sospettato di mancare di lealtà nei confronti della nazione. Le autorità militari e le forze di polizia di ciascuno stato della federazione furono incaricati dell’esecuzione dei relativi provvedimenti.”

Enemy aliens: gli italoaustraliani e il secondo conflitto mondiale, Gaetano Rando, 2005.

 

Non ci possiamo lamentare

Non ci possiamo lamentare (We can’t complain)

Scheda tecnica
Titolo: Non ci possiamo lamentare
Durata: 17', betacam
Regia: Raffaella Rose, Roma (I)
Musica: Mesogea
Montaggio: Gianluigi Bartolini
Produzione: Andrea Zaccaria – Centro Documentazione Video (Ciampino-Roma)
Anno: 2003
Finalista del premio Memorie Migranti 2008. Mandato in onda da Rai International nel 2009

Sinossi
Attraverso il racconto dei pescatori di aragoste di Fremantle e delle loro famiglie, rappresentanti della folta comunità di emigrati da Molfetta (Bari), e Capo d’Orlando (Messina), vengono affrontate alcune delle problematiche sociali dell’emigrazione italiana nel Western Australia.
In particolare dalle loro storie emerge la grande capacità di ricreare agli antipodi, nella città più isolata del pianeta (Perth, capitale del Western Australia, di cui Fremantle è il porto, è confinata tra oceano e deserto), un ambiente simile a quello lasciato nei paesi d’origine: nello stile delle abitazioni e delle numerosissime attività commerciali, e nel mantenimento delle tradizioni culturali, religiose e familiari. Vengono narrate le difficoltà di inserimento nel mondo anglosassone distante culturalmente e geograficamente, l’amore per il mare, elemento conosciuto che offre la sempre più redditizia pesca delle aragoste.
Il forte legame con il paese d’origine è tuttavia accompagnato dalla consapevolezza di “aver gettato l’ancora” in Australia.
E' così che la frase più ricorrente tra gli italiani emigrati a Fremantle, nel definire la propria condizione, è "non ci possiamo lamentare". Espressione che meglio di qualunque altra descrive il conflitto di quella generazione costretta a emigrare.